Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni piú famosi d’Italia: terza puntata.

Nell’Ottocento, prima che la filossera e altre malattie si concentrassero con la loro potenza distruttrice sui vigneti italiani, nel nostro paese, c’erano migliaia di vitigni, a volte diversi da villaggio a villaggio, ognuno con particolarità e specifiche caratteristiche.

Questa ricchezza di vitigni autoctoni, dopo l’avvento della filossera e con il passare degli anni, si è poi fortemente ridimensionata.

In molte aree d’Italia, c’è stato poi il periodo contrassegnato dall’impianto di vitigni molto produttivi, anche se scarsi sul fronte della qualità.

Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni piú famosi d’Italia

Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni più famosi d’Italia.

Negli ultimi 30 anni, aiutata anche dal passaggio della viticoltura, da promiscua a specializzata, nasce la moda a riconvertire questo “status quo”, da varietà di bassa qualità a varietà pregiate.

Sono, quindi, arrivati i vitigni cosiddetti internazionali (in larga parte, già presenti nell’Ottocento nei vigneti italiani). In Italia, comunque, il numero dei vitigni resta ancora davvero molto alto, il più elevato al mondo.

Ecco un piccolo elenco di 50 e più vini e vitigni d’Italia.

Dolcetto.

Il dolcetto è uno dei più conosciuti vini rossi italiani.

Il dolcetto è uno dei più conosciuti vini rossi italiani.

È prodotto con uve coltivate in Piemonte i cui vitigni assumono il medesimo nome.

Si indicano qui di seguito i principali vini dolcetto in produzione (per una collezione completa si consulti la relativa lista a fondo pagina):

  • Acqui: Dolcetto d’Acqui
  • Alba: Dolcetto d’Alba
  • Alba: Dolcetto di Diano d’Alba
  • Asti: olcetto d’Asti
  • Ovada: Dolcetto di Ovada
  • Dogliani: Dolcetto di Dogliani
  • Langhe Monregalesi: Dolcetto delle Langhe Monregalesi
  • Pinerolo: Dolcetto Pinerolese

Presente sin dal 1300 nelle Langhe, viene vinificato in molti vini tra cui il Barbera del Monferrato, il Dolcetto d’Acqui, il Dolcetto di Ovada ed il Dolcetto d’Asti.
Dà vini rossi asciutti (contrariamente al nome), morbidi, gradevoli, profumati.
Colore: rosso rubino tendente al violaceo
Profumo: vinoso, caratteristico, gradevole
Sapore: asciutto, gradevolmente amarognolo di discreto corpo, armonico
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5%

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Falanghina.

La Falanghina è un vitigno molto antico, originario delle pendici del Taburno e di alcune zone dei Campi Flegrei

Questo vitigno bianco tipico della Campania è famoso per entrare nella vinificazione di tutti i maggiori vini bianchi della regione.

In aggiunta ad altre uve, forma vini bianchi dal profumo vinoso e gradevole e dal sapore asciutto e sapido.

Vitigno a bacca bianca, più volte confuso con altri, le cui origini rimangono incerte; le notizie raccolte risalgono più o meno al 1825.

Attualmente è diffuso prevalentemente in Campania e trova il suo habitat ideale nell’isola di Procida, nella zona dei Campi Flegrei e nel Sannio, dove forse era già coltivato in epoca romana.

Una delle migliori qualità di quest’uva è che, qualunque sia la zona dove viene coltivata, il vino che se ne ricava conserva inalterate le sue caratteristiche organolettiche.

E’ chiamata anche Fallanghina, Uva Falerna, Biancuzita, Falerno Veronese, Falanghina Verace. Ha foglia media o piccola, cuneiforme, raramente orbicolare, trilobata e meno spesso pentalobata-

Il grappolo lungo o medio, di media grandezza e compatto, cilindrico o conico, con un’ala corta; acino medio, sferoide, regolare; buccia spessa e consistente, di colore grigio-giallastro, con buona presenza di pruina.

La vigoria è buona e la produttività media e costante; matura nella seconda metà di settembre.

La sua ampia diffusione nella geografia vitivinicola campana ci induce a sostenere quanto bene la Falanghina sia stata capace nei decenni ad adattarsi a tutte le varianti morfologiche territoriali regionali.

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Quasi sempre con risultati di tutto rispetto tanto da divenire il bianco varietale più diffuso oggigiorno nella nostra regione.

Ma soprattutto capace di coprire un’ampia fascia di collocazione commerciale pari a pochi altri vini bianchi italiani.

Tutto questo con un forte indice di penetrazione sul mercato facendone un successo enologico che non ha riscontri pari per volumi e numeri negli ultimi anni in Campania.

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Insomma un vitigno dal grande passato, un fiorente presente ed un futuro tutto da rivelare.

Fiano.

Fiano, il vino che è diventato un mito

Chiamato “Apianum” dagli antichi Romani, dà l’elegante e raffinato Fiano di Avellino.

Il vino Fiano di Avellino, DOCG, presenta un colore paglierino intenso. Dal profumo caratteristico con note di nocciola e dal sapore asciutto ma fresco, con fondo leggermente acidulo con sentori di miele, frutta secca e pera. Il tempo di maturazione consigliato per la sua consumazione è circa di 5 anni.

Il ruolo dell’Irpinia nella storia della viticoltura campana era talmente rilevante che alla linea ferroviaria Avellino Rocchetta Sant’Antonio venne dato il nome di “Ferrovia del vino”.

Completamente circondata da vigneti, la provincia di Avellino offre vini di fama internazionale come il Greco di Tufo, il Taurasi e il Fiano.

Quest’ultimo prende il nome dal vitigno omonimo, che i latini chiamavano Vitis apiana, grazie alle api, particolarmente ghiotte della dolcezza di queste uve. Questo vino molto apprezzato già nel Medioevo, ha un’origine millenaria. Nel registro di Federico II di Svevia, vissuto nel XIII secolo, è annotato un ordine per tre “salme” di Fiano. Anche Carlo d’Angiò doveva amare il buon vino, al punto da impiantare nella propria vigna reale ben 16.000 viti di Fiano.

Gaglioppo.

Il Gaglioppo è la varietà di vitigno rosso autoctono calabrese
Il Gaglioppo e’ una varieta’ di vigneto vigorosa e con una buona e costante produzione di uve con un contenuto di zuccheri che vanno dal 18 al 27 % con una media di 23% e con una acidita’ medio alta (4.8-12.5)

Il grappolo e’ di dimensioni medio-grandi, di forma conica o piramidale,con un peduncolo corto e legnoso fino alla prima ramificazione.

Il chicco e’ sferico od ovale, con una buccia cerata di un viola intenso, con polpa dolce e dal sapore semplice, un succo rosato con due semi per chicco

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Base della maggior parte dei vini rossi di Calabria, ed in particolare del Cirò.

Dell’antico vitigno “Gaglioppo” tipico del famoso Cirò e del Melissa esistono diversi cloni, che sono sottoposti già da qualche anno alla ricerca di selezione clonale.

Garganega.

La garganega è l’uva autoctona a bacca bianca più importante del Veneto

Vitigno fondamentale del Soave, è coltivato soprattutto in Veneto.

La garganega è l’uva bianca più importante delle province di Verona e Vicenza, la varietà che domina le colline della DOC Soave.

Non possiede una aromaticità spiccata, ma un piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più nitidi; ha uno sviluppo biologico molto lungo, tanto da giungere a maturazione in ottobre; ha una buccia dura e particolarmente gialla (quasi rossa) quando è matura.

Non ha un’acidità preponderante ma piuttosto un equilibrio di estratti e zuccheri.
Gli ultimi studi effettuati sul territorio, frutto della collaborazione tra produttori e istituzioni di controllo e ricerca, fanno emergere almeno quattro sottovarietà, di cui due realisticamente protagoniste del Soave attuale.

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