Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni più famosi d’Italia: sesta puntata.

Nell’Ottocento nel nostro paese, c’erano migliaia di vitigni, a volte diversi da villaggio a villaggio, ognuno con particolarità e specifiche caratteristiche.

Questa ricchezza di vitigni autoctoni, dopo l’avvento della filossera e con il passare degli anni, si è poi fortemente ridimensionata.

Tuttavia in molte aree d’Italia, c’è stato poi il periodo contrassegnato dall’impianto di vitigni molto produttivi, anche se scarsi sul fronte della qualità.

Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni più famosi d’Italia.

Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni più famosi d’Italia.

Negli ultimi 30 anni, aiutata anche dal passaggio della viticoltura (da promiscua a specializzata), nasce la moda a riconvertire questo “status quo” (da varietà di bassa qualità a varietà pregiate).

Di conseguenza sono arrivati i vitigni cosiddetti internazionali soprattutto quelli già presenti nell’Ottocento nei vigneti italiani. Nel frattempo in Italia il numero dei vitigni resta ancora davvero molto alto, il più elevato al mondo.

Ecco un piccolo elenco di 50 e più vini e vitigni d’Italia.

Lagrein.

Il Lagrein, tipico vitigno dell´Alto Adige trova il suo habitat ideale nella conca di Bolzano e il quartiere di Gries

E’ una pianta originaria dell’Alto Adige che ha bisogno di molta attenzione e che teme le avversità metereologiche.

Il nome ha suscitato più volte l’impressione che la sua provenienza potesse essere la Val Lagarina (Marzotto, 1925), in realtà vi sono testimonianze che risalgono al XVI secolo che raccontano dell’esistenza di questo vitigno a bacca nera in Alto Adige.

E’ quasi certo che Lagrein derivi da Lagara, colonia della Magna Grecia famosa per il vino Lagaritanos. Di questo vitigno sono particolarmente conosciuti due biotipi che si distinguono per la diversa forma e dimensione del grappolo: Lagrein a grappolo corto e Lagrein a grappolo lungo, con caratteristiche organolettiche diverse.

Lambrusco.

Il Lambrusco, così come lo stesso nome suggerisce, proviene dalla linea genealogica delle viti selvatiche.

Le uve del Lambrusco sono rosse, coltivate maggiormente in Emilia Romagna e nelle province di Modena e Reggio Emilia. Vengono utilizzate per produrre uno dei pochi vini rossi o rosé frizzanti.

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Esistono quattro tipi di Lambrusco DOC: il Lambrusco rosso Salamino di Santa Croce secco o amabile, il Lambrusco di Sorbara che può essere rosso o rosé, secco o amabile il Lambrusco Reggiano, rosa e dolce o rosso e secco e il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro secco o amabile.

Il Lambrusco Salamino, il cui nome trae origine dai grappoli che ricordano dei salami, possiede un colore scuro con una intensa schiuma viola e un corpo medio. Il Lambrusco di Sorbara rosso è forse il più pregiato e viene prodotto nelle zone della provincia di Modena. È tipicamente un vino leggero con aromi di fragole lamponi e ciliegie.

Il Lambrusco Reggiano dalla schiuma vivace ed evanescente possiede un gradevole profumo che varia dal fruttato al floreale, con un gusto fresco e fragrante. Anche il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro fortemente aromatico si presenta con una schiuma color ciliegia con aromi più ampi rispetto agli altri 4 tipi di Lambrusco.

Sebbene di origine antichissima, il Lambrusco ha sempre stentato ad essere ben conosciuto ed apprezzato fuori dalla sua zona di produzione, cioè nelle province di Reggio Emilia e di Modena. Vino dalla spuma vivace con sentore di violetta.

Malvasia.

Il Malvasia è un vitigno di uva bianca tra i più diffusi del Mediterraneo.

E’ il nome di una vasta gamma di vitigni dell’Europa del Sud (che possono essere sia bianchi che rossi). Le varietà bianche sono coltivate in tutta Italia, specialmente nel Lazio.

Vitigni con questo nome si trovano in tutte le regioni, usati per vini secchi e dolci, tranquilli e frizzanti.

L’origine del nome è da attribuirsi ad un vino che era prodotto a Malta, si trattava di un prodotto di pregio commercializzato da Venezia. Dopo la conquista da parte degli Arabi dell’isola nell’870 d.c. i commerci si interruppero.

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I molti vitigni denominati Malvasia hanno spesso in comune soltanto il nome, derivante da una città greca del Peloponneso, Monenbasia, Monemvasia o Monovasia, che significa “porto ad una sola entrata”, città che per assonanza con il nome greco fu ribattezzata dai Veneziani “Malvasia” (o Napoli di Malvasia, per distinguerla da Malvasia Vecchia, posta poco più a nord).

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Si deve ai veneziani l’uso di tale appellativo per indicare prima i vini dolci ed alcolici provenienti dalla parte orientale del Mediterraneo, poi anche i locali in Venezia nei quali se ne svolgeva il commercio.

Marzemino.

Il Marzemino è un vitigno autoctono italiano.

Coltivato in Trentino è di origine austriaca. Vinificato con altre uve produce vini rossi dal gusto secco, vivaci e rustici.

Il Marzemino è un vitigno autoctono italiano. Comparso in Italia intorno al XV secolo nelle aree di Brescia e Padova e diffuso anche in Friuli, è oggi particolarmente coltivato in Trentino (varietà Marzemino Gentile) nelle zone di Isera e Volano. I grappoli presentano dimensioni medio grandi e raggiungono la piena maturazione tra la fine settembre ed primi di ottobre.

 

Il vino più rappresentativo della Vallagarina è sicuramente il Marzemino gentile che trova le sue espressioni più alte nelle due sottozone di Isera e dei Ziresi a Volano.

Il Marzemino arriva in Trentino probabilmente agli inizi del XV secolo durante la dominazione Veneziana di Rovereto. Tradizione vuole che siano stati alcuni soldati della Serenissima a portare alcune pianticelle del vitigno, da un villaggio della Carinzia, denominato per l’appunto Marzimin.

E se lo stesso vigneto raggiunse anche altre zone italiane dominate dalla Repubblica Veneta, è giusto sottolineare come grazie all’ottima esposizione, alle temperature e alla qualità dei suoli lagarini, in Trentino ottenne fin da subito notevoli risultati.

Merlot.

Nella maggior parte delle zone vitivinicole del mondo, il Merlot è compagno inseparabile del Cabernet Sauvignon.

E’ un vitigno rosso originario di Bordeaux, ma è estremamente popolare. E’ uno dei vitigni più usato in Italia, sia per gli uvaggi (il classico complemento è il Cabernet) che in purezza. Dà origine all’omonimo vino dal gusto secco.

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Il Merlot è un vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla particolare predilezione che ha il merlo per le sue bacche. E’ originario della Gironda, nel Sud-Ovest della Francia, e in particolare della zona di Bordeaux.

Predilige terreni collinari, freschi, con buona umidità durante l’estate in quanto soffre la siccità. I sistemi di allevamento più adatti sono il cordone speronato e il Guyot che assicurano un buon ombreggiamento dei grappoli al fine di evitare repentini abbassamenti dell’acidità fissa.

In Italia il Merlot ha trovato condizioni ambientali ideali in Friuli, Trentino, Veneto, ed Emilia Romagna sin dalla fine dell’Ottocento

Ma è ormai diffuso in molte altre regioni, con risultati a volte sorprendenti, anche senza l’apporto di altre uve

Sopratutto in Sicilia dove si trovano interpretazioni di Merlot in purezza di grande interesse enologico e commerciale. Di conseguenza, proprio perché il Merlot, nell’adattarsi a questo clima dalla forte impronta solare mostra un altro aspetto della sua versatile personalità, con sapori più caldi e speziati.

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