Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni piú famosi d’Italia: prima puntata.

Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni più famosi d’Italia. Nell’Ottocento nel nostro paese, c’erano migliaia di vitigni. A volte diversi da villaggio a villaggio, ognuno con particolarità e specifiche caratteristiche. Questa ricchezza di vitigni autoctoni, dopo l’avvento della filossera e con il passare degli anni, si è poi fortemente ridimensionata.

In molte aree d’Italia, c’è stato poi il periodo contrassegnato dall’impianto di vitigni molto produttivi, anche se scarsi sul fronte della qualità.

Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni piú famosi d’Italia

Un viaggio alla scoperta dei vini ed i vitigni più famosi d’Italia.

Negli ultimi 30 anni, aiutata anche dal passaggio della viticoltura (da promiscua a specializzata), nasce la moda a riconvertire questo “status quo” (da varietà di bassa qualità a varietà pregiate).

Sono, quindi, arrivati i vitigni cosiddetti internazionali (in larga parte, già presenti nell’Ottocento nei vigneti italiani).

In Italia, comunque, il numero dei vitigni resta ancora davvero molto alto, il più elevato al mondo. Ecco un piccolo elenco di 50 e più vini e vitigni d’Italia.

Aglianico.

 

L’Aglianico del Vulture, considerato uno dei migliori vini rossi italiani.

L’Aglianico del Vulture (come tutti i vitigni appartenenti all’Aglianico) ha origini molto remote e si ritiene che sia stato introdotto dai greci nel sud Italia tra il VII-VI secolo a.C.

Altre fonti storiche che certificano l’antichità di questo vitigno sono costituite dai resti di un torchio dell’età romana ritrovati nella zona di Rionero in Vulture e da una moneta bronzea raffigurante l’agreste divinità di Dionisio, il cui culto fu poi ricondotto a quello di Bacco, coniata nella zona di Venosa nel IV secolo a.C.

Gli antichi romani lo ribattezzarono poi “Vitis Ellenica” e sfruttarono l’Aglianico per produrre il vino Falerno. L’origine del suo nome è incerta, c’è chi sostiene che sia ispirato all’antica città di Elea (Eleanico), sulla costa tirrenica della Lucania, e chi lo considera una semplice storpiatura della parola Ellenico.

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Una delle testimonianze storico-letterarie sulla storia di questo vitigno sono state lasciate da Quinto Orazio Flacco, scrittore e poeta latino originario di Venosa che esaltò le bellezze della sua terra e il vino in questione.

Il nome originario che sia stato Elleanico o Ellenico fu cambiato nell’attuale Aglianico durante la dominazione aragonese nel corso del XV secolo, a causa della doppia ‘l’ pronunciata ‘gl’ nell’uso fonetico spagnolo.

Albana.

L’Albana di Romagna secco è un vino prodotto nelle province di Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna.

E’ un aristocratico vitigno rosso di origine ellenica e dà origine al campano Taurasi e all’Aglianico del Vulture. Molto diffuso in Basilicata, nel Vulture.

L’omonimo vino presenta un gusto secco e robusto. Può essere anche invecchiato o spumante.

L’Albana è un vitigno ‘a bacca bianca’ primo bianco, in Italia, ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.), nel 1987.

L’origine del “biondo nettare di Romagna” sembra risalire ai tempi romani. Se ne trova traccia in scritti di quell’epoca che riferiscono di Galla Placidia, figlia di Teodosio.

Altri ne fanno derivare il nome dai Colli Albani, da cui provenivano i Legionari colonizzatori della Romagna. Molto più probabilmente il suo nome deriva dalla qualità dell’uva chiara, che viene considerata la migliore delle uve bianche, da cui ‘Albus’ (bianco per eccellenza) = Albana.

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La zona caratteristica della produzione è quella compresa nello ‘Spungone Romagnolo’ e cioè dalla zona Bertinorese sino alle colline dell’Imolese, in quanto favorite dal microclima favorevole (composizione del terreno, ventosità, marcata esposizione solare e vicinanza del mare).

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Arneis.

Arneis è un vitigno piemontese originario del Roero, diffuso oltre che nella regione originaria, anche in Liguria e Sardegna.

Sta riconquistando importanza in Piemonte nell’area di Alba, dopo la quasi totale scomparsa.

l’Arneis è conosciuto col nome di Renesio o Renexi già dal ‘400 nella zona collinare del Roero di cui è autoctono. In realtà è stato per secoli utilizzato come vitigno da vini dolci , mentre il suo utilizzo nei vini bianchi secchi risale agli ultimi decenni.

La zona di coltivazione è delineata in provincia di Cuneo nella zona del Roero , regione collinare posta sulla sinistra del fiume Tanaro. La denominazione principe di questa zona , in cui l’Arneis è molto impiegato , è quindi il Roero DOCG.

La foglia si presenta di colore verde cupo medio-grande e pentagonale. Grappolo di media grandezza ma molto compatto, cilindrico piramidale risulta essere spesso alato. Acino sferoidale di media grandezza, irregolare e dalla buccia pruinosa presenta un colore giallo-verdastro.

I vini prodotti con l’Arneis richiamano aromi di fiori e frutta bianca e sono contraddistinti da una buona pienezza , acidità e tipico retrogusto di mandorla amara. Come detto in precedenza , buona parte di questi vini ricade nella denominazione Roero DOCG , ma ve ne sono anche molti che ricadono nella denominazione Langhe DOC

Barbera.

La Barbera è un vino tipico del Piemonte

Vitigno a frutto rosso da cui si ricava il vino omonimo nativo del Piemonte, diffuso soprattutto nell’Italia del Nord, dove dà origine a ben 7 diverse Doc, di cui 3 in Piemonte (Barbera d’Alba, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato).

Contende al Sangiovese il primato di principale uva italiana per la produzione di vini rossi. Il barbera dà vini rossi tannici, corposi e ricchi di acidità.

Attualmente rappresenta più del 50% della produzione del Monferrato; per svariati decenni ha rappresentato il classico vino rosso da pasto; oggi grazie ad un scelta mirata delle aziende avvedute la qualità del prodotto ha raggiunto livelli molto alti.

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Blanc de Morgex.

In passato il Blanc de Morgex et de La Salle era commercializzato dai singoli vignerons, con produzioni peraltro modeste.

Il Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle è un vino DOC la cui produzione è consentita nella Regione Valle d’Aosta.

Viene prodotto tra i più alti vigneti d’ Europa, dai 900 ai 1200 m di altitudine. E’ coltivato fino ad una altezza di 1400 metri. Viene vinificato in purezza e dà origine ad un vino bianco secco. Non teme la filossera.

La data di inizio produzione è ancora incerta, alcune fonti la fissano intorno all’VIII secolo, altre invece lo vorrebbero importato in Valle d’Aosta verso l’anno 1630. Un’altra ipotesi è quella che il vitigno sia autoctono, scelto attraverso i secoli secondo una selezione attuata partendo da eventuali modificazioni o da spontanee seminagioni.

Adatto come aperitivo, si accompagna con antipasti delicati, con piatti di pesce o con carni bianche, è ottimo anche con formaggi come Fontina e Reblec.

fonte: La cucina di Susana

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