Mangiare Sano, Mangiare Bene: il grande e variegato mondo dell’alimentazione

Il grande e variegato mondo dell’alimentazione si divide in due capitoli che da sempre son ben distinti tra loro: l’aspetto gastronomico (mangiare è un piacere) e quello salutistico (mangiare bene o male dà salute o malattia)

In rete esistono ormai centinaia di siti internet e riviste che trattano di alimentazione.

Incredibilmente, nessuno riesce a trattare l’argomento in modo coerente, onesto e completo.

Le informazioni che si trovano hanno tre grandi difetti:

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* Non sono coerenti perché spesso si contraddicono da sole (quello che oggi fa male domani fa bene…)
* Non sono complete perché chi le scrive non ha una visione ormai superata dell’alimentazione.
*Sono spesso inquinate da interessi commerciali che pregiudicano la qualità del messaggio, illudendo le persone che si possa tenere sotto controllo il proprio peso senza fare fatica affindandosi a prodotti miracolosi (elettrostimolatori, pillole, ecc).

Una informazione di questo tipo produce un disinteresse diffuso della popolazione nei confronti di una alimentazione sana, che continua ad essere vista come punitiva. Si continua a mangiare a caso, a sottoporsi a diete dimagranti piutosto che epreferire una alimentazione sana e piacevole allo stesso tempo.

Il nostro punto di partenza è il concetto che mangiar bene è un diritto, e non un peccato: si può cioè trovare un compromesso ottimale tra piacere e salute.

La salute e’ il bene che piu’ ci sta a cuore, ma quante volte, per scarsa informazione o per colpevole negligenza, poniamo in essere veri attentati ad essa?

L’alimentazione gioca un ruolo importante nel salvaguardare la nostra salute: cio’ che siamo dipende in buona misura da cio’ che mangiamo, percio’ la qualita’ dei cibi che mangiamo e’ piu’ importante di quanto molti pensino.

E’ necessario quindi alimentarsi con cibi il piu’ naturali e freschi possibile, non geneticamente modificati, provenienti da coltivazioni biologiche, possibilmente biodinamiche, ovviamente certificate, che siano stati sottoposti a meno lavorazioni possibile e tutte rispettose delle caratteristiche chimico-fisiche dell’alimento, senza aggiunte di coloranti e dolcificanti artificiali, senza conservanti, se non naturali e innocui.
Non e’ questione di moda. E’ questione di salute. L’alimentazione a base di cibi sani sta diventando un’esigenza insopprimibile per raggiungere la condizione di benessere dove “corpo-mente-spirito” sono in perfetto equilibrio e collaborano alla funzionalita’ dell’organismo, la salute.

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La salute e’ conoscenza di poche regole. Anzi di una sola che si riassume in una sola parola: “equilibrio” nel proprio organismo che poi si riflette nell’ambiente e trae forza dall’ambiente per un maggiore armonia macrocosmo-microcosmo.

Avere un’alimentazione equilibrata, adeguata ai propri bisogni, pone le basi per un reale cambiamento, poiche’ rida’ vigore e nuove energie all’individuo nella sua interezza, in modo duraturo.
Quando si usa il cibo per risolvere un reale problema di salute la dieta dovrebbe essere personalizzata e non usare un regime dietetico unificato, perche’ e’ un fatto che riguarda una persona specifica, con precise necessita’ fisiche, mentali e spirituali, con cadenze, programmazioni uniche e deve tenere conto della storia individuale.

Usare l’alimentazione come mezzo per curarsi e per prevenire malattie fa parte della cultura dell’essere umano fin dai tempi preistorici. La medicina tradizionale cinese, ancora oggi, in particolari diete, usa “zuppe” curative.
In occidente con “l’uso” delle medicine a livello industriale si e’ persa l’abitudine di usare le cure “empiriche” della nonna, che ci curavano e non avevano effetti collaterali. Alimentazione vista quindi come giusto sostegno alle nostre necessita’ vitali, ma anche come aiuto nella correzione di eventuali situazioni anormali nel nostro organismo.
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Le intolleranze alimentari sono una della cause più importanti che disturbano la nostra forma psico-fisica. L'”Ecologia Clinica”, branca medica che studia questo fenomeno, e’ nata nel 1945 e si e’ molto sviluppata in Inghilterra e in Germania.

Sono vere e proprie assuefazioni a sostanze comuni come gli alimenti che danno una sintomatologia dopo anni di assunzione in apparente benessere. Esse vanno nettamente distinte dalle allergie, dalle intossicazioni acute e dalle intossicazioni alimentari che hanno sempre un preciso e molto stretto nesso cronologico.

Secondo la medicina olistica e naturale i nostri disturbi (metabolici, allergici, respiratori, cutanei, gastroenterici, urogenitali, psicologici,…) derivano da una somma di potenziali agenti nocivi che vanno dall’aria che respiriamo, all’inquinamento elettromagnetico, al rumore degli appartamenti vicini, allo stress di vita quotidiana, al cibo che mangiamo ormai tutto manipolato e non più naturale come una volta. Di qui il notevole incremento sia delle malattie degenerative che funzionali.

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Diceva il prof. Hans Seyle di Montreal: “E’ come se il nostro organismo avesse un livello di tolleranza, oltre il quale non riuscisse a mantenere l’omeostasi, ed entrasse quindi in fase di ‘malattia’”.

Con opportuni e semplici test (EAV, Vega, Mora, Kinesiologico, …) e’ possibile capire con assoluta precisione quali sono i fattori disturbanti la singola persona e che provocano quelle patologie funzionali croniche spesso molto invalidanti (cefalee, allergie, stipsi, diarree, obesita’, asma, coliti, orticarie, dermatiti,…) che trovano altrimenti solo delle risposte sintomatologiche.
Si scopre, spesso, che la parte del leone la fanno proprio le intolleranze alimentari, ed e’ quindi sufficiente, in molti casi, eliminare un cibo dalla nostra alimentazione per qualche breve periodo, praticando contemporaneamente una terapia naturale disintossicante, per migliorare rapidamente la nostra salute.

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Sempre il prof. Seyle ci da’ comunque una brutta notizia: “i cibi più sospetti sono solitamente quelli che consumiamo di più, perché ci piacciono molto”. Questo apparente paradosso lo si spiega con le tre fasi della “Sindrome generale d’adattamento”:
1. Allarme
2. Adattamento
3. Esaurimento
Classificazione delle reazioni avverse ai cibi.
1. Allergia: manifestazione con reazione simultanea, o quasi, ad un alimento ingerito (per esempio: orticaria dopo aver ingerito fragole, angioderma dopo aver mangiato crostacei, etc.).
2. Pseudoallergie: deficit enzimatici (per esempio: favismo).
3. Ipersensibilità: reazione ad alimenti che liberano istamina (per esempio: vino rosso, cioccolato, pesce in scatola, etc.).
4. Reazioni tossiche: avvelenamento da funghi o cibi avariati, botulismo etc.
5. Intolleranze alimentari: reazione indesiderata conseguente all’ingestione di un alimento.
Test per l’intolleranza alimentare.
Test Alcat: e’ la versione computerizzata dei test citotossici. La differenza e’ che in contatto con gli alimenti sospettati viene messo il sangue intero, perché al suo interno sono presenti sostanze che possono partecipare all’azione contro i globuli bianchi.
Dopo circa dieci minuti, le altre componenti del sangue sono distrutte e i globuli bianchi (messi su di un vetrino) vengono letti da un computer, che fa lo stesso lavoro di un tecnico di laboratorio, ma in modo più rapido e riproducibile.
Test Citotossici: si basano su una considerazione fatta negli anni trenta: “quando i globuli bianchi entrano in contatto con una sostanza alla quale l’organismo e’ intollerante si ha una loro distruzione o modificazione, che puo’ essere analizzata al microscopio”.
I test citotossici consistono in un prelievo del sangue. I globuli bianchi sono separati dagli altri componenti e divisi in più gruppi: uno da usare come elemento di confronto (come sono i globuli bianchi del soggetto quando non vengono a contatto con sostanze “nocive”) gli altri vengono messi in contatto con un alimento diverso. Il tecnico di laboratorio, al microscopio, conta i globuli bianchi, ne osserva la forma e il volume per verificare i possibili cambiamenti.
Test da carico: dopo un colloquio approfondito con il paziente, il medico identifica l’alimento che puo’ provocare l’intolleranza, che viene eliminato dalla dieta. Dopo circa due settimane il cibo viene nuovamente introdotto nel menù e se ricompaiono i sintomi, e’ palese che i sospetti erano certi. Diversamente si deve ricominciare da capo. Questo test puo’ andare avanti per un lungo periodo a volte anche un anno o più, perché gli alimenti sospetti possono essere molti.
Test Dria: si basa sul principio che uno stimolo negativo (come un cibo non tollerato dall’organismo) causa una caduta della forza muscolare. Durante il Dria test bisogna indossate una specie di cavigliera dove e’ inserito un trasduttore di forza (apparecchio che misura la forza muscolare e la trasforma in un grafico) collegato ad un computer. Stando seduti si esegue un movimento con la gamba dopo che il medico ha versato in bocca una soluzione liquida del cibo. In un’ora vengono testati circa 30/40 alimenti sospetti.

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